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Un Sufi, una mappa, e il pragmatismo della Serenissima

Global Sufism Book Cover © HURST

 

 

Sono onorato di presentare il libro Global Sufism: Boundaries, Strucutres, and Politics curato da me e dal professor Mark Sedgwick. Sono particolarmente orgoglioso perché questo libro tratta di diversi argomenti, tra cui il rap, la letteratura, la politica internazionale, e le dottrine Sufi. Inoltre, raccoglie capitoli sia di ricercatori affermati che di più giovani. Global Sufism si basa sulla prima conferenza internazionale che ho organizzato alla Fondazione Giorgio Cini in quanto responsabile del Centro di Civiltà e Spiritualità Comparate nel novembre 2017. Vorrei inoltre ringraziare pubblicamente l’artista Rachïd Koraichi per averci permesso di usare una delle sue opere per l’immagine di copertina.

 

 

 

 

Isola di San Giorgio Maggiore © Jakub Hałun Wikicommons

 

 

 

In occasione della conferenza sul Sufismo Transnazionale svoltasi alla Fondazione Giorgio Cini, ho invitato lo Shaykh Khaled Bentounes, maestro Sufi della confraternita Darqawiyya-Shadiliyya-Alawiyya, una delle più importanti del Mediterraneo. Lo scopo era di offrire al pubblico la possibilità di porre domande riguardanti l’islam o il Sufismo direttamente allo Shaykh, in un evento che andasse al di là del mondo accademico per coinvolgere un pubblico più ampio. La partecipazione del pubblico è stata numerosa ed animata, nonostante lo sciopero del personale dei trasporti pubblici avesse ridotto in modo considerevole il numero dei vaporetti disponibili.

 

 

Shaykh Khaled Bentounes ©Francesco Piraino

 

 

 

Lo Shaykh Bentounes mi ha chiesto di visitare la Biblioteca Nazionale Marciana, alla ricerca della famosa mappa del mondo a forma di cuore opera di Hajji Ahmed, originario di Tunisi. Questa mappa è stata incisa a Venezia nel 1559 (anno 967 del calendario islamico) su sei blocchi di legno, in lingua Ottomana.

Lo Shaykh era interessato a questa mappa non solo per le sue caratteristiche cartografiche e la sua bellezza, ma anche per la sua curiosa ed eccitante storia. Infatti, sulla mappa è riportata la storia dell’avventurosa vita di Hajji Ahmed. L’autore della mappa descrive i propri studi a Fez, e come in seguito fu catturato dai franchi per poi giungere successivamente a Venezia. In questa città, ebbe la possibilità di compiere studi di cartografia e creare questo capolavoro.

 

 

Mappa di Hajji Ahmed © Biblioteca Nazionale Marciana

 

 

 

Mentre eravamo intenti a studiare la mappa e ad osservarne i dettagli più minuti, uno dei curatori ci ha spiegato che la storia di Hajji Ahmed, almeno secondo gli scritti del professor Bellingeri, è in realtà un falso.

Infatti, non ci sono tracce storiche della figura di Hajji Ahmed, e con ogni probabilità la mappa è stata creata da un gruppo di veneziani composto da Giovanni Battista Ramusio (1485-1557), filosofo e geografo; Giacomo Gastaldi (1500-1566), cartografo; Michele Membré (1509-1594), dragomanno cipriota, interprete di turco e persiano e dilomatico; Marcantonio Giustinian(1516-1571), editore e stampatore; Cristoforo Nicostella da Magonza (?), incisore tedesco; e per finire Guillaume Postel (1510-1581), orientalista, filosofo ed esperto di esoterismo.

La storia di Hajji Ahmed si rivelò quindi essere una vera e propria mossa di marketing ante-litteram,volta ad incrementare le vendite della mappa nel mondo musulmano. Ciò è confermato dalla celebrazione della lingua turca e dalla forma di pietà islamica che emerge dalla storia della vita di Hajji Ahmed. In sintesi, un perfetto esempio del pragmatismo della Repubblica Serenissima, interessata più alla possibilità di incrementare il commercio che alle differenze religiose dei possibili acquirenti.

 

Biblioteca Nazionale Marciana © Emilio Campanile Wikicommons

 

 

Non stupisce il disappunto dello Shaykh Sufi di fronte a questa scoperta. La vita avventurosa ed allo stesso tempo retta di Hajji calzava alla perfezione con l’interesse di Bentounes di sottolineare l’importanza del dialogo religioso ed interculturale.

Sulla via di ritorno dalla Biblioteca, nascondendo un certo fastidio, in maniera molto “Sufi” Bentounes mi dice che “la verità è sempre bella, anche se non ci piace”. Per quanto mi riguarda invece, io ero di ottimo umore, infatti avevo scoperto una storia avvincente e avevo imparato qualcosa di nuovo della mia città, Venezia. Tutto questo grazie alla visita di un Sufi algerino!

 

Pensieri sparsi (e immagini) sui Festival Sufi

Francesco Piraino, Festival des Musique Sacrées du Monde, Morocco 2018

 

Di recente, i festival Sufi stanno diventando sempre più numerosi, e influenzano il modo il cui il Sufismo è percepito sia all’interno che all’esterno delle comunità musulmane. Alcuni festival sono finanziati dagli stati, mentre altri sono indipendenti, altri ancora sono espressione diretta dell’ortodossia islamica e Sufi, al contrario altri sono portavoce di una conoscenza universale de-islamizzata. È quindi difficile generalizzare alla ricerca di tratti comuni. Appare invece evidente come la ricerca sociologica su questi temi sia ancora scarsa.

I festival più importanti degli ultimi anni sono:
– Festival della Cultura Sufi a Fez (Marocco) https://www.festivalculturesoufie.com
– Festival delle Musiche Sacre dal Mondo (Marocco) https://fesfestival.com/2019/fr/
– Festival Sufi di Parigi (Francia) https://www.festivalsoufideparis.com
– Sufi Soul Festival (Germania) http://www.osmanische-herberge.de/sufisoul
– Sufi Festival (Regno Unito) https://sufifestival.org
– Incontri e musiche sufi – Samaâ (Marocco) (nessun sito web)
– Festival Gnaoua et Musiche dal mondo (Marocco) http://www.festival-gnaoua.net/fr
– World Sufi Spirit Festival Jodhpur (India) http://worldsacredspiritfestival.org
– Sufi Festival (Israele) https://www.desertashram.co.il/sufi-festival/sufi-festival
– Festival di Musica Mistica Internazionale di Konya (Turchia) http://mistikmuzik.org/?page_id=1441

 

 

Francesco Piraino, Festival de Musique Sacrées du Monde, Morocco 2018

Negli ultimi anni la mia ricerca si è concentrata sul Sufismo nella sfera pubblica, ed ho avuto l’opportunità di partecipare a numerosi festival Sufi, quale ad esempio il Festival delle Musiche Sacre dal Mondo (Festival des Musique Sacrées du Monde) ed il Festival della Cultura Sufi, (Festival de la Culture Soufie) entrambi a Fez, Marocco. I pensieri che seguono sono frutto della partecipazione a questi eventi, dove sono anche state scattate le foto che vedete qui.

Il Festival delle Musiche Sacre dal Mondo è stato fondato da Faouzi Skali, intellettuale marocchino, e da Mohammed Kabbaj, politico, a Fez nel 1994. Questo festival è stato il primo di una lunga serie, che ha inoltre ispirato vari festival Sufi in giro per il mondo. All’inizio degli anni Novanta, ospitava solo qualche concerto di musica sacra e pochi musicisti; di recente, ha acquisito progressivamente importanza fino ad ottenere fama internazionale all’inizio degli anni Duemila, attraendo numerosi artisti e migliaia di visitatori, aspetto che ha contribuito allo sviluppo turistico della città stessa (link Mcguiness).

Far conoscere la musica sacra non era però l’unico scopo di questo festival. Da una parte, l’obiettivo era dichiaratamente politico-culturale: promuovere il dialogo interreligioso attraverso la presenza e compresenza di musicisti e intellettuali provenienti da differenti tradizioni religiose. Ad esempio, l’Orchestra Filarmonica di Sarajevo ha eseguito qui il suo primo concerto, nel 1996, dopo la guerra in Bosnia ed Erzegovina. D’altro canto, il festival era luogo di critiche alla “globalizzazione”, intesa come espressione di politiche neoliberali e di neocolonialismo. Questa critica non è apparsa come un rifiuto della modernità in quanto tale, quanto piuttosto un incoraggiamento alla spiritualità, all’etica e al pluralismo. Il pubblico era infatti composto sia da musulmani che da non musulmani, provenienti dall’Africa e dall’Europa.

Le seguenti fotografie sono state scattate nel 2018 al Festival delle Musiche Sacre dal Mondo a Bab Al-Makina, piazza nel centro di Fez; le opere d’arte proiettate sulle mura del castello sono dell’artista Sufi Rachid Koraïchi, basato a Parigi.

 

 

Francesco Piraino, Festival de Musique Sacrées du Monde, Morocco 2018

Faouzi Skali ha diretto il festival per più di vent’anni; oggi gli è succeduto Abderrafih Zouitene. Le cause del cambiamento nella direzione del festival non sono note: potrebbero essere legate a motivi artistici, religiosi, organizzativi, personali, etc. Ciò che è certo è che il nuovo Festival delle Musiche Sacre, senza la presenza di Faouzi Skali (assente dal 2014), è meno focalizzato sugli aspetti spirituali di quanto lo sia sullo spettacolo musicale in sé.

Sotto la direzione del nuovo direttore artistico, il festival è stato accusato, da intellettuali marocchini vicini a Skali, di aver perso le sue dimensioni di impegno culturale, politico e spirituale a favore di una dimensione più leggera e chiaramente mondana. La dimensione spirituale è “migrata” verso un altro festival, fondato dallo stesso Skali nel 2007, il Festival della Cultura Sufi, che si tiene nella medina di Fez. In modo simile al precedente festival, questa manifestazione è impegnata nella diffusione della cultura Sufi tra il pubblico marocchino, con il dichiarato scopo di mostrare una dimensione dell’Islam alternativa rispetto a quella percepita in contrasto con i valori occidentali.

 

 

Francesco Piraino, Festival de la culture soufie, Morocco 2018

 

 

Francesco Piraino, Festival de la culture soufie, Morocco 2018

Questi festival ci permettono di guardare a fenomeni quali l’Islam e il Sufismo da angolazioni differenti. Innanzitutto, è evidente come gli stati nazione siano interessati a promuovere il Sufismo o una certa immagine dello stesso. Esso è infatti rappresentato come un aspetto apolitico, pacifista e privatizzato dell’Islam, in opposizione ad un Islam intollerante e strumentalizzato dalla politica – rappresentazione che raramente si rivela accurata. Secondo, il Sufismo si rivela essere una potente attrattiva turistica per Paesi quali Marocco, Turchia ed India. Il “mistico Oriente” attrae molti europei alla ricerca della propria spiritualità, che sono inoltre turisti con un elevato potere d’acquisto.

Le foto che seguono rappresentano i modi in cui lo stato nazione esercita il controllo sugli eventi Sufi. Il re del Marocco Mohammed VI (a sinistra) e l’ex presidente dell’Algeria Boutlefika (a destra) sono presenti “in assenza” e vegliano sui festival dai loro ritratti.

 

Francesco Piraino, Festival de la culture soufie, Morocco 2018

 

Francesco Piraino, Sufi conference in Temacine – Algeria 2018

Inoltre, questi festival promuovono ed innescano il cambiamento a livello sia sociale che dottrinale all’interno del Sufismo. La collaborazione fra differenti confraternite Sufi che in passato erano in competizione tra loro, è uno dei cambiamenti più eclatanti in tal senso; Eric Geoffroy parla a tal proposito di “periodo post-confraternita”. Infatti, a questi eventi troviamo Sufi provenienti da confraternite quali: Naqshbandiyya-Haqqaniyya, Tidjaniyya, Alawiyya, e Budshishiyya. Ciò è probabilmente dovuto ad una forte pressione politica, sia da parte dei Salafi che vedono il Sufismo come un’eterodossia, sia da parte degli stati che usano il Sufismo per aumentare il loro controllo sulla sfera religiosa. Questa pressione politica sembra favorire un’alleanza fra Sufi di diverse confraternite, e si esprime anche nell’organizzazione di tali festival.

Il secondo cambiamento che sta avendo luogo all’interno del Sufismo contemporaneo è ciò che chiamo “universalismo inclusivo” (link). Esso comporta la ridefinizione del concetto di kāfir, che non significa più “infedele”, “ateo”, “politeista”, o, in senso esteso, tutti coloro che non sono musulmani. Essere infedele diventa uno stato d’animo, infedele è una persona ingrata: “[…] chiunque sia incapace di gratitudine, chi rifiuta la dimensione divina che alberga in ogni essere umano. Considerarsi superiore e migliore degli altri conduce sulla via di Shayṭān, colui che non riconosce la dimensione divina dell’essere umano”, mi ha detto una volta un discepolo Sufi.

Questa apertura concerne anche gli atei, ritenuti capaci di comportamento retto ed azioni caritatevoli anche in assenza di fede religiosa. Secondo questa prospettiva, l’Islam è un linguaggio universale di liberazione dall’idolatria, un messaggio di apertura verso l’Altro. D’altra parte, questo non implica l’assenza del particolarismo all’interno dell’Islam, ossia delle caratteristiche che contraddistinguono l’identità musulmana e le norme religiose islamiche. In poche parole, a differenza di altre forme di universalismo Sufi (si consideri ad esempio Idries Shah o Sufi Order International), questo universalismo non implica un processo di de-islamizzazione.

Ciononostante, questo universalismo inclusivo non è condiviso da tutti coloro che partecipano ai festival Sufi, in quanto ci sono intellettuali e autorità religiose portatrici di visioni più conservatrici dell’alterità. Detto questo, le figure religiose e gli intellettuali più rappresentativi che partecipano a questi festival fanno probabilmente parte di questa categoria di persone (Shaykh Khaled Bentounes – autorità religiosa, Alawiyya; Faouzi Skali – intellettuale marocchino, Budshishiyya; Éric Geoffroy –intellettuale francese, Alawiyya; Abd Al Malik – artista francese, Budshishiyya; Abd El Hafid Benchouk – autorità religiosa, Naqshbandiyya; Bariza Khiari – politico, Budshishiyya; ecc.).

Questo universalismo inclusivo e questo pluralismo si riflettono sull’organizzazione stessa dei concerti, che comprende sia musica religiosa che “secolare”, “laica”. Le seguenti fotografie mostrano il concerto dell’ebreo marocchino Gerard Edery nella sinagoga di Ibn Danan (Fez) ed il concerto jazz con influenze Sufi del tunisino Dhafer Yousef.

 

Francesco Piraino, Festival des Musique Sacrées du Monde, Morocco 2018

Le mie ultime righe in merito a questi festival riguardano la spettacolarizzazione dei rituali Sufi. Il dhikr (ripetizione del nome di dio), la samāʿ (musica Sufi), la haḍra (danza estatica) sono rappresentati sul palcoscenico. Sarebbe troppo facile descrivere ciò come la mercificazione delle pratiche religiose; infatti, considero questo fenomeno ben più complesso. Gli artisti e i discepoli Sufi con i quali ho parlato non descrivono queste performance come rituali “normali”; ma non li considerano nemmeno rappresentazioni ad uso e consumo dei turisti. Essi rappresentano piuttosto un’esperienza religiosa liminale, a metà strada tra la performance ed il rituale.

 

 

 

 

 

 

Francesco Piraino, Festival des Musique Sacrées du Monde, Morocco 2018

Some Preliminary Thoughts with Pictures on Sufi Festivals

Francesco Piraino, Festival des Musique Sacrées du Monde, Morocco 2018

 

Sufi festivals are mushrooming, influencing how Sufism is perceived both inside and outside Islamic communities. Some of them are financed by national states, others are independent, some express Islamic and Sufi orthodoxy, others represent a universal and de-Islamised knowledge. Hence, it is difficult to generalise about possible common trends. What is certain is that there is a lack of research on this subject.

The most important festivals are:
– Festival de la Culture Soufie in Fez (Morocco) https://www.festivalculturesoufie.com
– Festival des Musique Sacrées du Monde (Morocco) https://fesfestival.com/2019/fr/
– Festival Soufi de Paris (France) https://www.festivalsoufideparis.com
– Sufi Soul Festival (Germany) http://www.osmanische-herberge.de/sufisoul
– Sufi Festival (Scotland) https://sufifestival.org
– Rencontres et musiques soufies – Samaâ (Morocco) (no website)
– Festival Gnaoua et Musiques du monde (Morocco) http://www.festival-gnaoua.net/fr
– World Sufi Spirit Festival Jodhpur (India) http://worldsacredspiritfestival.org
– Sufi Festival (Israel) https://www.desertashram.co.il/sufi-festival/sufi-festival
– Konya International Mystic Music Festival (Turkey) http://mistikmuzik.org/?page_id=1441

 

 

Francesco Piraino, Festival de Musique Sacrées du Monde, Morocco 2018

In the last years of research on Sufism in the public sphere, I had the opportunity to attend some Sufi Festivals, such as the Festival des Musique Sacrées du Monde and Festival de la Culture Soufie, both organized in Fez, Morocco. My preliminary thoughts are based on these events and the accompanying pictures were taken there.

The Festival des Musique Sacrées du Monde was founded by the intellectual Faouzi Skali and the politician Mohammed Kabbaj in Fez in 1994. This could be described as the first Sufi festival that influenced all the others. At the beginning of the 1990s, this festival hosted a few concerts of musicians playing sacred music from all over the world; over the years the festival grew in importance, and starting from the 2000s it gained an international reputation, attracting famous artists and thousands of visitors, which has greatly contributed to the touristic development of Fez (Mcguiness).

The dissemination of sacred music was not the only aim of this festival. The political-cultural engagement of the organisers had different aims: on the one hand, the Festival fostered interreligious dialogue by inviting musicians and intellectuals coming from different religious traditions. For example, in 1996 the Philharmonic Orchestra of Sarajevo played their first concert after the Bosnian war. On the other hand, the Festival fostered also a critique of “globalisation” understood as neo-liberal politics and neo-colonialism, a critique that did not reject modernity per se, but called instead for pluralism, ethics and spirituality. The target public is both Muslim and non-Muslim, coming from both Europe and Africa.

I took the following pictures in 2018 at Festival des Musique Sacrée at Bab Al-Makina; the artwork projected on the castle’s walls was created by the Sufi artist Rachid Koraïchi.

 

 

Francesco Piraino, Festival de Musique Sacrées du Monde, Morocco 2018

Faouzi Skali directed the Festival for more than 20 years, while nowadays it is led by Abderrafih Zouitene. The causes of this separation are not known; they could be related to artistic, religious, or political disagreements or to organisational reasons. What is evident is that the new Festival des musiques sacrées without Faouzi Skali (from 2014 onward) is less focused on the spiritual aspect and more on the spectacular dimension of music.

This new Festival is described by Moroccan intellectuals close to Skali as a “socialite event” and as “a machine”, underlining how the cultural, political and spiritual engagement are all waning. The spiritual dimension “moved” to another festival, founded in 2007 by Faouzi Skali and held in the medina of Fez: le Festival de la culture soufie. Similarly to the previous festival, this Sufi festival is committed to the diffusion of Sufism among the Moroccan public with the aim of fostering another image of Islam in opposition to the “clash of civilisations”.

 

 

Francesco Piraino, Festival de la culture soufie, Morocco 2018

 

 

Francesco Piraino, Festival de la culture soufie, Morocco 2018

These festivals allow us to see Sufi and Islamic phenomena from a different angle. First of all, it is evident that nation state powers are interested in promoting Sufism and/or a certain image of Sufism. Sufism is represented as an apolitical, pacifist, and privatised aspect of Islam in opposition to a politicised and intolerant Islamism. A stereotypical representation that is rarely true. Secondly, Sufism is a powerful magnet inasmuch it is a touristic attraction in Morocco, Turkey, India. The “mystical East” attracts many European spiritual seekers, who are also tourists with an important spending power.

The following pictures depict how the state powers “watch over” Sufi events. In the first one, King Mohammed VI and in the second the former Algerian president Bouteflika are present “in absence”, overseeing the festivals as portraits.

 

Francesco Piraino, Festival de la culture soufie, Morocco 2018

 

Francesco Piraino, Sufi conference in Temacine – Algeria 2018

On the other hand, these Festivals develop social and doctrinal changes within Sufism. The most remarkable change is what has been called “post-confrerism” by Eric Geoffroy, that is, the collaboration of different Sufi orders that once were in competition. In fact, in these events we may find Sufis from different orders, such as: Naqshbandiyya-Haqqaniyya, Tidjaniyya, Alawiyya, Budshishiyya. This is probably due to a strong political pressure, both from the Salafis and Islamists denouncing Sufism as a heterodoxy, and from nation states that use Sufism to improve their political control of the religious field. Political pressures that favour a Sufi alliance are expressed also in the organisational aspect of these Sufi festivals.

The second change I would like to describe within contemporary Sufism is what I have called “Inclusive Universalism” (link). It implies the redefinition of the concept of kāfir, which no longer means the “unbeliever”, the “atheist”, the “polytheist”, or in the most exclusive interpretation all those who are not Muslims. The infidel becomes a state of mind; the infidel is the unthankful one: “whoever is not capable of gratitude, who refuses the divine dimension which dwells in all men. Considering oneself superior and better than others is the road to Shayṭān, the one who did not recognize the divine dimension in the human being”, as a Sufi disciple told me once.

This openness concerns also atheists, who are considered capable of right behaviour and pious actions, even in the absence of religious faith. Following this perspective, Islam is a universal message of liberation from idolatry, a message of openness to the Other. On the other hand, this does not imply the absence of Islamic particularism, that is, the characteristics that mark Islamic identity and religious norms. In a few words, unlike other forms of Sufi universalism (cf. Idries Shah or Sufi Order International), this universalism does not imply a process of de-Islamisation.

Of course, this “inclusive universalism” is not shared by all the actors that participate in the Sufi Festivals, in fact, there are also some intellectuals and religious authorities that have more conservative views on alterity. Having said that, the most representative intellectuals and religious authorities that attend these festivals would probably fit in the aforementioned category (Shaykh Khaled Bentounes – religious authority, Alawiyya; Faouzi Skali – Moroccan Intellectual, Budshishiyya; Éric Geoffroy – French intellectual, Alawiyya; Abd Al Malik – French artist, Budshishiyya; Abd El Hafid Benchouk – religious authority, Naqshbandiyya; Bariza Khiari – politician, Budshishiyya; etc.).

This inclusive universalism and pluralism is reflected also in the concerts organised, both of religious and “secular” music. The following pictures show the concert of the Moroccan-Jew Gerard Edery in the synagogue of Ibn Danan (Fez) and the jazz concert of the Tunisian Dhafer Yousef with “Sufi influences”.

 

Francesco Piraino, Festival des Musique Sacrées du Monde, Morocco 2018

My last thought on these festivals concerns the spectacularisation of Sufi rituals. The dhikr (repetition of God’s name), the samāʿ (Sufi music), the haḍra (ecstatic dance) are performed on scene. It would be too easy to describe this as the commodification of religious practices; in fact, I consider this phenomenon to be more complex than that. The artists / Sufi disciples with whom I talked do not describe these performances as “normal” rituals, nor do they consider them as pure shows for tourists. They represent a liminal religious experience, between the performance and the ritual.

 

 

 

 

 

 

Francesco Piraino, Festival des Musique Sacrées du Monde, Morocco 2018

Sufismo e politica nelle società contemporanee: etica e democrazia

Il rinnovamento sufi del 21° secolo, in particolare in Europa e nel Maghreb, è caratterizzato dalla presenza di leader carismatici, considerati “santi viventi”, quali Shaykh Nazim (Naqshbandiyya), Shaykh Hamza (Būdshīshiyya), Muzafer Ozak (Jerrahiyya-Khalwatiyya) e Shaykh Bentounes (ʿAlāwiyya). Questi maestri sufi sono stati in grado di attrarre nuovi discepoli provenienti da culture, etnie, classi sociali e contesti assai differenti gli uni dagli altri. Insieme, hanno radunato diverse migliaia di discepoli. Inoltre, questo rinnovamento sufi ha iniziato a giocare un ruolo di primo piano nella sfera pubblica.

Così come uno specifico pensiero teologico non implica una singola visione politica, nel sufismo le visioni politiche sono assai differenti le une dalle altre. Analizzando la storia del sufismo, possiamo riconoscere un ampio spettro di posizioni politiche nei confronti della società: dalle posizioni settarie all’attivismo militante, passando per un ascetico disinteresse. Nel sufismo contemporaneo, possiamo riconoscere la stessa pluralità e varietà di posizioni politiche.

Detto questo, è evidente come una nuova tendenza politica ed ideologica si sia sviluppata all’interno delle confraternite sufi negli ultimi decenni. Questo processo è stato denominato “contro-riformismo sufi” da Mark Sedgwick, il quale ha sviluppato il concetto nella sua analisi della confraternita Būdshīshiyya in Marocco. Il contro-riformismo sufi, che si contrappone al riformismo sufi, descrive una varietà di posizioni ed organizzazioni politico-teologiche sviluppatesi tra il XVIII e il XX secolo, quali i Fratelli Musulmani, i Salafi, gli Wahabi.

@ Francesco Piraino, Clavière (Italia) 2014, confraternita sufi Ahmadiyya-Idrisiyya Shadhiliyya

D’altra parte, alcuni ordini sufi non si oppongono solo all’islamismo, ma sono partecipi in modo proattivo nella sfera pubblica. Diversi discepoli sufi sono impegnati nel dibattito democratico (per esempio Khaled Bentounes, Éric Geoffroy, Bariza Khiari, Abd Al Malik, e Faouzi Skalli), e sostengono che non solo l’islam è compatibile con la democrazia, ma che addirittura può esserle di aiuto e sostegno.

Secondo questa prospettiva, la politica sufi non può essere ridotta ad un insieme di risposte e reazioni a fenomeni quali la capitolazione dei cosiddetti valori europei, o il risultato di un processo di secolarizzazione. Al contrario, la forza che guida questo impegno è una particolare interpretazione dell’islam e del sufismo.

Infatti, molti discepoli e maestri sufi propongono un islam universale ed inclusivo, nel quale c’è spazio per differenze religiose, etniche e di genere. Questo approccio politico non cerca lo scontro. Queste confraternite sufi organizzano incontri interreligiosi ed interculturali, scrivono testi, compongono musica e poesie. Sono impegnati in modo attivo nella politica culturale piuttosto che nelle attività di singole fazioni politiche.

L’impegno democratico di alcune confraternite sufi solleva del resto parecchie domande: quali sono le relazioni fra questi ordini e le democrazie cosiddette autoritarie (ad esempio Algeria e Marocco)? Questo approccio politico è efficace? Qual è l’influenza del contesto europeo su queste politiche? Quali sono le conseguenze teologiche di questo impegno politico?

Il mio obiettivo è di rispondere a queste ed altre domande che sorgeranno nel corso della mia ricerca.

Questo progetto è finanziato dal programma Ricerca e Innovazione dell’Unione Europea Horizon 2020; sotto contratto di sovvenzione “Sufism, Etica e Democrazia”, Progetto ID 751729.